Perché il marketing deve cambiare funzione in un’epoca di incertezza


3 agosto 2026

Negli ultimi mesi, studiando le Human Transitions, mi sono resa conto di una cosa.

Continuiamo a fare marketing come se vivessimo in un mondo stabile.

Cerchiamo maggiore visibilità.
Più engagement.
Più funnel.
Più automazioni.

Come se il problema fosse riuscire a raggiungere le persone.

Ma forse oggi il problema è un altro.

Viviamo in un tempo di profonda incertezza.

Le persone cambiano lavoro, identità, relazioni, priorità.
Sono esposte a un rumore continuo.
Hanno provato decine di strumenti, corsi, consulenze, promesse.

Ogni esperienza deludente non fa semplicemente perdere denaro.

Riduce la fiducia.

E quando la fiducia diminuisce, non diventa più difficile soltanto comprare.

Diventa più difficile orientarsi.

Perché una persona che non sa più di chi fidarsi, spesso non sa più nemmeno di che cosa abbia realmente bisogno.

Continua a cercare.

Continua a confrontare.

Continua a rimandare.

Non perché non voglia cambiare.

Ma perché è disorientata.

Più osservo le Human Transitions, più mi convinco che il primo bisogno delle persone non sia il cambiamento.

È l’orientamento.

Prima ancora di decidere, una persona ha bisogno di poter dire:

“Ecco. È questo che mi sta succedendo.”

Solo quando riesce a dare un nome alla propria esperienza può comprendere dove si trova.

E solo quando comprende dove si trova può scegliere con lucidità chi possa davvero accompagnarla.

Forse è qui che anche il marketing deve cambiare funzione.

Per anni abbiamo pensato che il suo compito fosse persuadere.

Oggi credo che il suo primo compito sia un altro.

Ridurre il disorientamento.

Non aggiungere rumore.

Non accelerare decisioni premature.

Ma creare le condizioni perché una persona possa riconoscersi.

Per questo sto iniziando a chiamare questa ricerca e pratica: Orienting Marketing.

Un marketing che non rincorre.

Non interrompe.

Non manipola.

Non crea urgenza artificiale.

Progetta invece una presenza capace di aiutare una persona a riconoscere il fenomeno che sta vivendo, orientarsi e solo dopo scegliere consapevolmente il percorso più adatto.

Oggi non possiamo controllare gli algoritmi.

Non possiamo decidere quando una persona ci incontrerà.

Potrebbe arrivare da LinkedIn, da Google, da un’intelligenza artificiale, da un podcast, da una newsletter o da un passaparola.

Ma possiamo progettare ciò che accade quando ci incontra.

Possiamo fare in modo che si senta vista.

Che trovi parole per qualcosa che fino a quel momento era soltanto una sensazione.

Che ritrovi orientamento.

E, proprio da quell’orientamento, possa nascere una forma di fiducia diversa.

Non la fiducia costruita sulle promesse.

La fiducia che nasce quando qualcuno riesce finalmente a farti sentire compreso.

Credo che questo sia particolarmente importante per chi accompagna trasformazioni umane.

Coach.

Mentor.

Consulenti.

Terapeuti.

Professionisti che non vendono semplicemente prodotti, ma accompagnano persone mentre stanno cambiando.

Perché il nostro lavoro non inizia quando qualcuno acquista.

Inizia molto prima.

Inizia nel momento in cui una persona riesce finalmente a riconoscersi.

In un’epoca di incertezza, il compito del marketing non è più persuadere.

È orientare.

Ed è questa la direzione della ricerca e della pratica che sto portando avanti.