‘Presenza’​ di coaching nelle sessioni online


Siamo tutti in un “campo”. Da coach possiamo creare il “campo” con il nostro cliente, anche aldilà di uno schermo.

Da sempre lavoro in remoto, e questo tema mi pareva di averlo già smarcato, come direbbe qualcuno.

L’esperienza del 2020, in cui siamo stati tutti obbligati a scegliere la via virtuale, ha aperto a mio avviso scenari interessanti di ulteriore consapevolezza, per i clienti e anche per noi coach.

Cosa intendo?

Non è questione di creare il giusto setting per la sessione: luci, inquadratura, etc…che pure sono importanti. Se sei al buio, se non ti si vede bene, se guardi in alto o in basso, se vedo il tuo lampadario e non te, tutto ciò non agevola lo scambio.

Tutto importante, ma oserei dire che questa è la superficie della questione.

Ciò di cui parlo è una connessione molto più sottile e potente al tempo stesso.

Sia che tu faccia coaching individuale o group coaching, ti sarà capitato di notare che la persona, o le persone (ancora più evidente) arrivano in sessione spesso in modalità frenetica, guardano ovunque nello schermo, si muovono, sono distratte e frammentate nella postura e nello “stare” con tutto ciò che c’è, anche con colui/colei che stanno pagando per un’ora. Man mano che il coaching avanza, i clienti si ‘settano’, si centrano, si focalizzano anche nello stare in relazione con una persona dall’altra parte dello schermo. Coach e coachee si sintonizzano.

E’ quindi davvero essenziale che tu coach, per primo, sappia stare.

E’ ancor più fondamentale oggi il tuo lavoro sulla #presenza. Perchè oggi questo concetto acquisisce molta più densità di significato.

  • La tua presenza passa.
  • La tua presenza buca lo schermo.
  • La tua presenza è essenziale perchè il cliente possa specchiarcisi e riappropriarsi della sua.
  • La tua presenza è un ancoraggio fortissimo.

Proprio stamani ho ulteriormente riflettuto su questo con il mio maestro di Qi-Gong, un insegnate cinese che mi da lezioni online.

Oggi mi ha fatto fare un bellissimo esercizio. Come se avessimo avuto una corda, quando lui tirava io avanzavo, quando io tiravo lui seguiva. Eravamo in due città diverse, in due stanze diverse, con uno schermo davanti e una connessione zoom non sempre ottima, eppure…ci siamo sincronizzati perfettamente.

Anche chiudendo gli occhi, sapevo che lui stava iniziando a tirare e mi muovevo di conseguenza. Poi aprivo gli occhi e facevo il check…non mi sbagliavo. Lo sentivo perfettamente.

Ecco, oggi tu con il tuo cliente, da coach, è necessario che lavori moltissimo sulla presenza. Una presenza piena. Una presenza che non si ferma a quanto hai appreso nei manuali e nelle sessioni di un corso di Coaching.

Esplora pienamente le dimensioni della tua presenza. E, una volta stabilita, puoi giocare, muovere, far passare tutta l’energia che vuoi attraverso quello schermo, che non sarà mai una barriera alla relazione.